lucaperciballi
The Black Box Theory
Non ricordo quando io e Luca Perciballi ci siamo conosciuti, probabilmente fui reclutato per partecipare a una sua Conduction (Luca è stato collaboratore e assistente di Butch Morris), doveva essere una dozzina di anni fa.
Poi gli chiesi di partecipare come chitarrista al progetto Ivan Valentini Rust & Blue, di cui rimane questa documentazione discografica: https://ivanvalentini.bandcamp.com/…/ivan-valentini…
A breve nacque l’idea di fare qualcosa in duo. Si studiava, si parlava, si suonava e si cercava una strada. Pian piano fallendo, procedendo per esclusione, cocciuti, sfrondando sempre più, siamo arrivati alla tabula rasa, all’improvvisazione totale. Si emette un primo suono e la musica prende forma sotto i nostri sensi in un gioco di infiniti rimandi e condizionamenti, proposte e reazioni, sorprese, gesti di coraggio e di pavidità.
La stella polare era No Mind, la ricerca di uno stato di apertura nel quale la connessione col suono fosse la più diretta e sentita possibile.
Uno stato sostanzialmente irraggiungibile, che si conosce solo per brevi miracolosi momenti, ma una tensione interessantissima perché acuisce l’attenzione e permette l’osservazione -e la presa di consapevolezza- degli infiniti condizionamenti in atto nell’agire musicale.
Il gesto strumentale, le tendenze architettoniche del pensiero musicale soggettivo, le reazioni emotive, il panico dell’empasse, il vedere la differenza tra un gesto “imparato” e un gesto “spontaneo”, la misura con la fatica, la gioia del fluire.
L’elenco potrebbe proseguire, la libera improvvisazione è veramente una fucina di eventi sonori e psicologici ricchissima dalla quale nascono continuamente riflessioni e domande.
Si cerca di capire perché quella strada si è rivelata un vicolo cieco, perché quell’altra si è improvvisamente illuminata, come hanno interagito i parametri sonori, dove la mente si è fissata senza costrutto, dove si è aperta, quando e perché la ripetizione è diventata ottusa, quando e perché andava insistita con più determinazione, dove ci si è ritirati per timore, dove si è osato con coraggio, quanto si è ascolatato l’altro e quanto ci si è chiusi nel proprio mondo.
Da questa pratica, durata anni, sono scaturiti due album che potete trovare qui: https://theblackboxtheory.bandcamp.com/
Poi un paio di anni fa mi venne l’idea di produrre un nuovo lavoro allargando ad altri improvvisatori; pian piano arrivammo a coinvolgere tre musicisti straordinari come Paolo Botti, mio antico sodale che suona un sacco di strumenti nell’occasione viola e banjo, Nelide Bandello alle percussioni e Francesco Guerri al violoncello.
Con il pregevole lavoro di Luca Tacconi in fase di registrazione e di Michele Bonifati in fase di missaggio, ne è uscito Un Lieu, un luogo misterioso dove non arrivi mai ma che ti fa percorrere strade piene di cose interessanti. No Mind.
