Ma che doveva fare il povero Wittgestein!

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Considerato universalmente un grande logico, unico libro pubblicato in vita il Tractatus LOGICO-philosophicus dove spacca il capello del linguaggio in quattro per via logica, portandola ai suoi confini, spremendola fino a lasciarla senza una goccia di succo, che utilizza fino a ritrovarsela in mano come un utensile inutile (sic).

Ma gli rimane in mano, inutile ma esistente. E qui si scatena l’inferno.

“Il senso del mondo deve essere fuori di esso. Nel mondo tutto è come è, e tutto avviene come avviene; non v’è in esso alcun valore – ne, se vi fosse, avrebbe valore.”

“Le proposizioni non possono esprimere nulla di ciò che è più alto”

“È chiaro che l’etica non può formularsi. L’etica è trascendentale.”

“Come il mondo è, è affatto indifferente per ciò che più alto. Dio non rivela sé nel mondo”

“I fatti appartengono tutti soltanto al problema, non alla soluzione”

“Non come il mondo è, è il Mistico, ma che esso è”

Arrivato in cima alla scala («Le mie proposizioni illustrano così: colui che mi comprende, infine le riconosce insensate, se è salito per esse – su esse – oltre esse. (Egli deve, per così dire, gettar via la scala dopo che v’è salito”)) conclude:

“Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere” 😱

E cosa poteva mai dire? Da quel punto entri nella sconfinata e

desolata pietraia della contraddizione, entri nell’assurdo, dove il Sì e il No sono entrambi veri ed entrambi falsi, dove per dirla con la follia dello Zen “forma è vuoto, vuoto è forma”.

Non se l’è sentita, non certo per pavidità, la sua biografia dice che il coraggio di sicuro non gli mancava; forse perché era troppo, forse perché l’impresa sembrava disperata, forse perché sperava che fatta salire la scala fino all’ultimo questo bastasse per l’ultimo salto nel baratro, per i pochi che ne sentivano il bisogno e ne avevano il coraggio…chissà, povero Wittgestein.